INFRAORDINARIO
Soglie del vedere quotidiano
“Infraordinario. Diario di quotidiane assuefazioni” è un progetto fotografico e concettuale che indaga il peso specifico delle immagini nel quotidiano apparentemente vuoto, dove l’occhio si assuefa e smette di vedere.
Un tentativo di risvegliare lo sguardo partendo dalle soglie dell’invisibile.
L’intenzione non è nostalgica, ma radicale: ridare dignità al vedere.
Introdurre lo sguardo come atto, come esercizio, come presenza.
Guardo. Guardingo. Guardando lo sguardo.
Questo è il mio mantra.
Viviamo un tempo in cui le immagini nascono e muoiono con una velocità bulimica.
La loro quantità ha superato la nostra capacità di elaborazione e di memoria.
Ma cosa accade quando lo sguardo si assuefa?
Quando smette di porre domande?
Il punto di partenza è l’infra-ordinario di Georges Perec:
“Interrogare ciò che ci sembra troppo vicino per essere notato.”
Fotografare ciò che non fa notizia, ma che custodisce — silenziosamente — la materia viva della nostra esistenza.
Infraordinario è anche un esercizio di disintossicazione visiva.
Un invito a rallentare il movimento dell’iride, a sospendere il flusso incessante degli stimoli, a lasciare che le immagini tornino a essere strumenti di senso.
A questo percorso si intreccia Fototrofio – l’orfanotrofio delle immagini:
un archivio poetico di fotografie trovate, abbandonate, dimenticate.
Immagini sopravvissute all’oblio, che risuonano come reliquie e interrogano la nostra identità collettiva.
Un altro modo di dire lo stesso desiderio: salvare le immagini dal silenzio.
Infraordinario è un diario aperto.
Un atlante in divenire di fotografie, frammenti, annotazioni, domande.
Un’alleanza tra sguardo e tempo.
Perché tutto è soglia,
se guardi bene.